Museo archeologico

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Uno dei pochi elementi che trova concordi tutti gli studiosi dell’arte contemporanea, compresi critici, sostenitori e detrattori, è che non risulta possibile individuare al suo interno una corrente artistica dominante o talmente forte da poter rappresentare, nemmeno a livello terminologico, tale movimento con una definizione che lo leghi ad una singola forma espressiva predominante. In altri termini, se per il modernismo si poteva e si può tutt’oggi usare il sinonimo di pittura modernista in quanto la corrente pittorica ne rappresentava la forma espressiva più forte, ciò non è possibile per quanto riguarda l’arte contemporanea, poiché non sussiste al suo interno una corrente che prevalga sulle altre.

L’unica chiave identificativa dell’arte contemporanea è quindi il riconoscimento della sua multidisciplinarietà, della presenza cioè al suo interno di un insieme numeroso di stili, tendenze e modalità di espressione che sono poste tutte sullo stesso piano sia come manifesta presenza nel panorama artistico odierno sia come importanza relativa, qualora si voglia effettuare un paragone fra di esse. Tale multidisciplinarietà si traduce inoltre nella impossibilità di limitare a priori cosa possa essere in futuro considerata arte contemporanea, in quanto non si tratta di una categorizzazione di tipo chiuso con gli elementi di questo insieme statici e non modificabili, quanto invece di una “comunità” di stili e di tendenze di tipo aperto, cioè idonea ad essere nei prossimi anni ulteriormente arricchita di quelle nuove forme d’arte che devono ancora essere inventate o codificate.

Tuttavia, qualora si volesse individuare oggi quali siano gli elementi che danno luogo a questa multidisciplinarietà, tipica dell’arte contemporanea, non si può non partire dall’elencazione di quelle forme d’arte classiche che vengono tutt’ora utilizzate, sebbene riviste in chiave moderna, della pittura e della scultura. Ad esse, vanno però aggiunte le correnti di arte contemporanea legate alle nuove tecnologie dominanti in questo inizio di terzo millennio, come ad esempio la musica, il video e la fotografia digitale. Peraltro, tenuto conto che queste rappresentazioni artistiche moderne possono tutte ricondursi alla rappresentazione video digitale (di cui la fotografia ne è un frammento e la musica ne è l’accompagnamento) alcuni studiosi preferiscono utilizzare il termine comprensivo di “video arte”.

Infine, non si può non elencare le altre forme d’arte contemporanea che vanno ad arricchirne l’insieme, come ad esempio le “composizioni” (creazioni di opere d’arte utilizzando una pluralità di elementi di materiali organici oppure inorganici diversi) ovvero le “performance” (brevissime rappresentazioni di tipo teatrale che esprimono, durante il loro svolgimento, il messaggio che l’artista-autore vuole trasmettere al pubblico).

Palazzo Gravina

Si è concluso il vernissage della mostra di Evan De Vilde inaugurata  il 16 marzo nel prestigioso Palazzo Gravina nel cuore della città di Napoli. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 31 marzo 2011 affinché i cittadini, i turisti e molti collezionisti d’arte contemporanea possano ammirare gli ultimi lavori eseguiti da De Vilde Evan in occasione della presentazione a Napoli dell’Archeorealismo dopo il suo successo di pubblica e critica  avuto a Roma (Fonte Nuova) al Museo d’arte contemporanea nello scorso dicembre 2010.

Evan De Vilde è un artista insolito, apre così il discorso il suo curatore Antonio Filippetti, addirittura speleologo ostinato che cerca nel passato i materiali per la sua arte.  Non a caso l’archeorealismo da cui nasce l’arte di De Vilde parte da reperti archeologici, pergamene antiche, antichi manufatti o fossili per diventare nuovo realismo concettuale e parlare nuovi linguaggi che non siano quelli soliti della museologia classica.
Per la mostra a Palazzo Gravina è stato presentato un catalogo che sarà disponibile anche nelle librerie.