Carlo Carrà, quarto figlio di un ciabattino, nasce l’11 febbraio del 1881 a Quargnento, comune in provincia di Alessandria. In questo comune, che al momento della nascita del Carrà contava poco più di tremila abitanti, nasce anche Giulio Benzi.
All’età di 7 anni Carlo Carrà, a seguito di una malattia che lo costrinse ad un riposo forzato, si avvicinò al mondo artistico iniziando a disegnare.
Nonostante la sua giovane età, nel 1893 Carrà entrò nel mondo del lavoro come decoratore murale a Valenza Po. Successivamente si trasferì a Milano dove continuava il suo lavoro di decoratore. Fu proprio durante questi anni di permanenza nel capoluogo lombardo che Carlo Carrà si iscrisse e frequentò la “Scuola Serale di disegno e Arti Applicate”, alimentando e perfezionando la sua passione artistica.
Nel 1900 Carrà si trasferì, per alcuni mesi, a Parigi per decorare i padiglioni dell’Esposizione Universale. Durante la sua permanenza a Parigi ebbe modo di conoscere alcuni importanti pittori come Delacroix, Pierre – August Renoir, Camille Pissarro.
Nel 1906, grazie a 2 premi artistici vinti presso la Scuola Serale e a un piccolo sussidio fornito dallo zio paterno, Carlo Carrà si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera. Qui incontra alcuni giovani pittori come Bonzagni, Romani, Valeri e Boccioni con i quali aderisce, per un breve periodo, al divisionismo.
Nel 1910 Carlo Carrà firma, insieme a Boccioni e a Russolo, il Manifesto dei pittori futuristi redatto da Filippo Tommaso Martinetti nel 1909. Successivamente aderiscono anche Balla e Severini facendo nascere quello che è il futurismo italiano. Nel campo artistico, il futurismo è sinonimo di dinamismo, velocità, energia.
Dopo alcuni anni di partecipazione intensa al futurismo, nel 1914 Carlo Carrà si trasferisce a Parigi portandosi, dentro di sé, una crisi interiore verso il futurismo. Chiamato alle armi, Carrà rientra in Italia a Pieve di Cento ma, per motivi di salute, viene ricoverato nell’ospedale militare di Ferrara. In questa città incontra Savinio, Covoni e De Chirico aderendo ai principi metafisici.
Nel 1919 a Milano, Carrà sposa Ines Minoja con la quale ebbe, nel 1922, un figlio: Massimo Carrà. In questi anni, il pittore piemontese, dopo alcune opere in stile dechirichiano, abbandona anche la scia metafisica e rinnova la sua pittura, concentrata su un immagine molto semplice. La ricerca di uno stile proprio, naturale rappresentano le premesse per l’adesione ad un nuovo e definitivo stile artistico, il cosiddetto “realismo lirico”. Da questo momento in poi i protagonisti principali delle suo opere sono i paesaggi e la natura. Carlo Carrà muore a Milano il 13 aprile del 1966. I suoi ultimi quadri sono Natura morta di un calice verde e Natura morta con bottiglia e chicchera.